GIOVANNI LERDA

nato il 1853-09-29

A  FENESTRELLE (TO)

Deceduto il  1927-05-16

Collocazione
ZONA   SERENITA'
AREA   PIANO GIARDINO
CELLARIO   B31
CELLETTA   41
CELLETTA CINERARIA



Biografia

Nasce a Fenestrelle (Torino) il 29 settembre 1853. Rilevante figura del socialismo italiano, arriva a Torino verso la fine degli anni Sessanta dell’Ottocento e negli anni Ottanta diventa direttore della casa editrice Bocca. Sostenitore delle lotte del nascente movimento operaio torinese, è tra i fondatori della Lega democratico-sociale e del Partito dei Lavoratori. Trasferitosi a Genova nel 1893, dove apre una libreria, nel 1894 fonda la rivista «Era nuova» su cui scriverà numerosi articoli, alcuni di questi dedicati a Il Capitale di Karl Marx; collabora inoltre a numerose altre riviste come il «Martello» di Sestri Ponente, dove tiene una rubrica dal titolo “Argomenti di legislazione, di igiene operaia e sociale”. Di formazione laica e massone sin dai tempi della sua residenza a Torino, dopo il Congresso socialista di Ancona del 1914 che stabilisce l’incompatibilità tra militanza nel partito e adesione alla massoneria, Giovanni Lerda si distacca dal partito pur continuando a ritenersi socialista; già nel 1912 questa posizione gli era costata la mancata elezione a segretario del Partito Socialista Italiano, di cui è, in quel mo mento, il principale candidato. Intellettuale con una formazione da autodidatta, Lerda è autore di diversi scritti come La lotta per la vita (Milano, 1894), Perché gli operai sono poveri (Genova, 1896) – pubblicazione per la quale riceve una condanna a quattro mesi di detenzione – Il socialismo e la sua tattica (Genova, 1902). Intensa è anche la sua attività di propaganda che svolge attraverso comizi, conferenze, riunioni tenute in tutta Italia e all’estero; alcune di queste sono anche dedicate al rapporto tra il socialismo e la religione. Giovanni Lerda muore a Torino il 16 maggio 1927 all’età di 73 anni. Socio della Società per la Cremazione di Torino, la sua salma è cremata il 18 maggio e le ceneri deposte al Tempio Crematorio di Torino con l’epigrafe “Visse e morì come ateo”.